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Quando pensiamo al Carnevale di Venezia, l’immaginazione corre subito ai coriandoli, alla folla in Piazza San Marco e ai costumi sfarzosi. Ma se proviamo a grattare via la superficie dorata, scopriamo che questa festa è molto più di una sfilata turistica: è uno stato mentale.

Il vero spirito del Carnevale è un rito antico che permetteva, per poche settimane all’anno, di sovvertire ogni regola. Benvenuti nel “teatro del mondo”. Oggi vi portiamo dentro la storia segreta della Serenissima, fatta di silenzi, misteri e peccati di gola.

“Semel in anno licet insanire”: Il significato storico

“Una volta l’anno è lecito impazzire”. Questo era il motto non scritto della Repubblica Serenissima.

Storicamente, il Carnevale nasceva per una necessità sociale precisa: dare sfogo alle tensioni. Con una maschera sul volto, le gerarchie crollavano: il servo poteva deridere il padrone e il nobile poteva mischiarsi al popolo nei ridotti senza essere riconosciuto.

L’anonimato era la vera libertà. Il saluto era uguale per tutti, senza titoli nobiliari: “Buongiorno, Siora Maschera”.

Le Maschere Veneziane più famose e il loro uso

Le maschere non sono solo oggetti estetici. Ognuna aveva una funzione “tecnica” precisa:

La Bauta (La maschera di Casanova)

È la regina del Carnevale. Bianca e squadrata, con il “becco” staccato dalla bocca, permetteva di mangiare e bere senza mai toglierla. La cassa di risonanza interna modificava la voce, rendendo chi la indossava totalmente irriconoscibile. Perfetta per cospirazioni e incontri galanti.

La Moretta (Il gioco della seduzione)

Una mascherina ovale di velluto nero, usata dalle donne. La curiosità? Non aveva lacci. Si reggeva tenendo in bocca un bottone interno. Questo la rendeva una maschera “muta”: la donna non poteva parlare finché non decideva di rivelarsi, creando un gioco di seduzione fatto solo di sguardi.

Il Medico della Peste

Oggi è un costume iconico, ma un tempo evocava terrore. Il lungo becco veniva riempito di erbe aromatiche (timo, rosmarino) per filtrare l’aria dai miasmi della malattia. È il simbolo di come Venezia esorcizzi le sue paure trasformandole in arte.


da venezia a corrtina d'ampezzo dolomiti

I Dolci della tradizione: Frittelle e Galani

Non esiste Carnevale di Venezia senza il profumo di fritto tra le calli.

  • Le Frittelle (Fritole): Le originali hanno solo uvetta e pinoli, ma oggi si trovano anche ripiene di crema o zabaione.

  • I Galani: Sfoglie sottilissime fritte e coperte di zucchero a velo (simili alle chiacchiere, ma molto più leggere).

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