Olympia delle Tofane: I segreti della pista regina di Cortina 2026
C’è un luogo preciso, incastonato tra le rocce dolomitiche, dove tra pochi giorni il mondo intero tratterrà il fiato. Non stiamo parlando di Cortina in generale, ma di una striscia bianca specifica, temuta e amata: la pista Olympia delle Tofane.
In questo gennaio 2026, l’aria è elettrica. Mentre gli atleti studiano le traiettorie e la neve viene preparata alla perfezione, vi portiamo a scoprire perché questa non è una semplice discesa, ma un monumento naturale che collega la potenza della montagna all’eleganza senza tempo del Veneto.
La storia dell’Olympia delle Tofane: Dal 1956 al 2026
Per capire l’importanza di questa pista, bisogna fare un passo indietro. L’Olympia delle Tofane non è una pista qualsiasi: è un tempio sacro dello sci. Esattamente 70 anni fa, qui si correvano le prime Olimpiadi italiane, quelle del 1956 che consacrarono la leggenda di Toni Sailer. Oggi, nel 2026, i Cerchi Olimpici tornano a brillare su queste nevi.
Sciare qui (o anche solo osservarla dal basso) significa toccare con mano la storia. Non è solo sport: è cultura, è tradizione, è il ritorno di Cortina al centro del mondo.
Lo Schuss dell’Olympia delle Tofane: L’abbraccio delle rocce
Ogni pista ha il suo passaggio chiave, ma l’Olympia delle Tofane possiede un tratto unico al mondo: il celebre Schuss. Immaginate due enormi torrioni di roccia verticale che stringono la pista come una porta stretta e minacciosa. Le sciatrici devono lanciarsi lì in mezzo, a oltre 100 km/h, passando dall’ombra scura della roccia alla luce accecante del sole in una frazione di secondo.
È un momento di pura adrenalina. Visto dal vivo, il rumore degli sci che incidono il ghiaccio rimbomba tra le pareti come un tuono. È qui, in questo imbuto naturale, che si decideranno le medaglie d’oro e i destini di Cortina 2026.
Il Parterre di Rumerlo: Dove la festa esplode
Se in alto c’è il silenzio della concentrazione, in basso c’è il boato della festa. La pista termina nella zona di Rumerlo, che durante le gare si trasforma in un salotto a cielo aperto. È qui che si vede l’anima “veneziana” di Cortina. Tra campanacci che suonano e bandiere di tutto il mondo, il pubblico si gode lo spettacolo con un calice di Prosecco o un bombardino in mano. Non è solo tifo: è un evento mondano dove l’eleganza degli spettatori rivaleggia con quella delle montagne.
Tramonto sull’Olympia delle Tofane: L’Enrosadira
C’è un motivo se Venezia e le Dolomiti sono sorelle: entrambe giocano con la luce in modo magistrale. Se a Venezia l’acqua riflette i palazzi, qui la roccia dolomitica riflette il tramonto proprio sopra l’Olympia delle Tofane. Verso le 17:00 di gennaio, accade il fenomeno dell’Enrosadira. Le pareti pallide della Tofana di Mezzo si tingono improvvisamente di un rosa acceso, poi viola, infine blu scuro.
È uno spettacolo gratuito che lascia senza parole. È il momento in cui la ferocia della competizione lascia spazio al silenzio della natura, un silenzio mistico che ricorda quello delle calli veneziane avvolte nella nebbia invernale.
Il Gusto della Montagna: Una sosta obbligata
Non serve essere campioni olimpici per godersi la Tofana. I rifugi storici lungo la pista, come il Duca d’Aosta o il Pomedes, sono terrazze privilegiate sospese nel vuoto. Qui, mentre sotto si scrive la storia dello sport, sopra si celebra la storia del gusto. Non andatevene senza aver assaggiato i Casunziei all’ampezzana (ravioli a mezzaluna rossi, ripieni di barbabietola e conditi con burro fuso e semi di papavero) o una fetta di strudel caldo. È il “terzo tempo” dello sci, essenziale quanto la gara stessa.
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